Aprire Partita Iva: ditta individuale o libero professionista?

ditta individuale o libero professionista

Qual è l’inquadramento giusto per chi vuole mettersi in proprio? Ditta individuale o libero professionista? Tutto dipende dall’attività che si andrà a svolgere come lavoratore autonomo. Ecco le differenze tra le due forme di inquadramento imprenditoriale e professionale e tutto quello che c’è da sapere sui costi da sostenere in fase di startup e durante l’attività.

Qual è la differenza tra ditta individuale e libero professionista?

Ditta individuale e libero professionista si configurano entrambe come attività di lavoro autonomo, ma:

  • Il libero professionista svolge un’attività intellettuale, senza iscrizione a un Ordine o Albo (come avviene per Copywriter e Social Media Manager) oppure con iscrizione a un Ordine o Albo (come avviene per Commercialista e Giornalista).
  • La ditta individuale svolge un’attività economica di produzione o scambio di beni e servizi di commercio o artigianato (es. e-commerce e impresa edile) con un solo titolare persona fisica obbligatoriamente iscritto al Registro delle Imprese.

Si tratta dunque di identificare la corretta attività che, in fase di apertura della Partita Iva, si configura nella scelta del Codice ATECO; quest’ultimo, insieme al regime fiscale (ordinario, semplificato, forfettario), indicherà le tasse che il lavoratore autonomo dovrà pagare.

Apertura della Partita IVA: i costi per ditta individuale e libero professionista

Dal un punto di vista delle spese da sostenere, le prime differenze tra ditta individuale e libero professionista si verificano già in fase di apertura della Partita Iva:

  • Per il libero professionista che non deve iscriversi a nessun Albo, la pratica è gratuita (se la procedura viene svolta senza avvalersi della collaborazione di un professionista); per il libero professionista che deve iscriversi a un Albo la procedura prevede il pagamento della relativa tassa di iscrizione (annuale fissa).
  • Per la ditta individuale vi è da pagare l’iscrizione al Registro delle Imprese tramite una procedura definita ComUnica e, in alcuni casi, la comunicazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Ditta individuale e libero professionista: le differenze previdenziali

Per quanto riguarda le differenze previdenziali, invece:

  • I liberi professionisti dovranno iscriversi alla propria Cassa di appartenenza (es. Cassa forense o CNPADC) e versare i contributi in base alle direttive impartite; coloro che non hanno una Cassa di riferimento dovranno invece iscriversi alla gestione separata INPS e versare i contributi in proporzione dei ricavi ottenuti nella misura del 27,72%.
  • Le ditte individuali dovranno iscriversi alla Gestione IVS per Artigiani e Commercianti e versare contributi fissi per circa 3.800 euro su un reddito minimale di 15.710 euro; superato il reddito minimale, l’aliquota applicata ai contributi sarà del 21%. Le ditte individuali che aderiscono al regime forfettario possono ottenere uno sconto del 35% sui contributi fissi da versare, pari a circa 1.300 euro (3.800 x 35 : 100).

Meglio ditta individuale o libero professionista?

Inquadrarsi come libero professionista (soprattutto se freelance) è certamente più economico che inquadrarsi come ditta individuale. Tuttavia, non è possibile parlare di scelta migliore tra le due perché il tipo di inquadramento dipende dal tipo di attività da svolgere, pertanto non vi è facoltà di preferire l’una o l’altra soluzione, ma il vincolo di inquadrarsi secondo gli obblighi legislativi.

È però importante evidenziare che tra le alternative di inquadramento imprenditoriale quella della ditta individuale si presenta come la più economica. Sebbene ciò, è consigliabile sceglierla solo nel caso di piccoli investimenti, inquanto il rischio d’impresa è riversato anche sul patrimonio personale dell’imprenditore o imprenditrice.

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