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Startup Exit: cos’è e come funziona

Le Startup che realizzano prodotti ad alto contenuto tecnologico attraversano fasi di vita complesse e articolate di nascita, crescita e sviluppo, che molto spesso – volente o nolente – si concludono con una Exit.

Ma cosa significa Exit? E in quanti e quali modi può essere attuata?

Cos’è l’Exit di una Startup

Per una Startup, l’Exit rappresenta il momento in cui business angels, investitori, fondi di Venture Capital e imprenditori decidono di cessare l’investimento in azienda.

Ciò può avvenire perché chi ha investito nel progetto ha ottenuto un rientro e un (considerevole) profitto, oppure perché – come nel 90% dei casi – la Startup Innovativa sta per esaurire i fondi a disposizione e non può più sostenersi.

In entrambi i casi e fin dal principio, una Startup dovrebbe avere alle spalle una Exit Strategy che la accompagni nel percorso di uscita.

Exit Strategy: cos’è e cosa significa

Exit Strategy vuol dire letteralmente “strategia di uscita” e, inserita nel business plan, definisce come investitori e imprenditori debbano muoversi per effettuare l’Exit aziendale.

Si tratta di un vero e proprio programma – da revisionare e aggiornare ogni anno dopo l’analisi dei risultati – che traccia le linee guida per la buona comunicazione e il profittevole networking, nonché di uno strumento utile sia per prevenire il fallimento sia per ottenere un maggior profitto in caso di successo.

Come può avvenire l’Exit di una Startup

L’Exit di una Startup può avvenire in tempi e modi differenti: i tempi sono perlopiù dettati dal know how e dallo spirito dei fondatori (l’inesperienza e il rischio di fallimento sollecitano i più timorosi alla vendita celere); i modi sono dettati dagli obiettivi, sono parte integrante della Exit Strategy e sono 6 in totale:

1. Acquisizione

L’Acquisizione è il tipo di Exit più comune in cui l’imprenditore vende la sua Startup a un’entità più grande. L’acquirente è in genere un’azienda interessata a eliminare un competitor dallo stesso mercato oppure ad assumere il controllo sul prodotto o servizio innovativo e ad acquisire le competenze del team di sviluppo.

2. IPO (Initial Public Offering)

L’IPO è rappresentativa del successo aziendale. Infatti, sebbene sia oggi poco utilizzato a causa di pratiche burocratiche complesse, si tratta di una Exit possibile solo se la Startup raggiunge la maturità e il successo necessari per essere posta sul mercato pubblico azionario.

3. Merge & Acquisition (M&A)

Simile all’Acquisizione, la Merge & Acquisition Exit non è altro che la fusione tra due aziende in cui l’azienda più grande ha il vantaggio di apprendere le conoscenze della più piccola e la più piccola ha la possibilità di svilupparsi attraverso gli strumenti della più grande.

4. Acqui-hire

Il termine Acqui-hire nasce dalla combinazione delle parole Acquisizione e Assunzione e indica un tipo di Exit in cui un’azienda viene venduta a un’altra più grande interessata alle sue conoscenze e competenze, che impiegherà per la produzione e lo sviluppo del proprio prodotto. Questo significa che la Startup più piccola a un certo punto cesserà di esistere.

5. Buyback

Nel caso del Buyback, ad effettuare l’Exit sono investitori, venture capitalist e business angels, in quanto l’imprenditore ricompra tutte le quote e torna ad avere il totale possesso dell’azienda.

6. Secondary Sale

Infine abbiamo l’Exit Secondary Sale, in cui l’imprenditore della Startup cede a terzi alcune quote e ne mantiene altre per sé.

Startup Exit: 2 esempi memorabili

Le Startup Exit possono andare bene come anche no. Molto dipende dalle capacità di esecuzione e scale-up dell’azienda, che talvolta sono troppo esigue per correre il rischio di posticipare l’Exit.

È questo il caso di Qwiki, un’App di produzione video automatizzata, che ha rifiutato l’offerta di Google da 100 milioni di dollari nel 2011 per essere poi venduta alla metà della cifra nel 2013 a Yahoo.

Al contrario, Jan Koum e Brian Acton ricevettero numerose e cospicue offerte per l’acquisto della nota App WhatsApp creata nel 2009, tutte rigettate nel corso degli anni di crescita e successo, fino a quando, nel 2014, Mark Zuckerberg offrì loro ben 19 miliardi di dollari.

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