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Partiamo dalla differenza tra Regime forfettario 2017 e vecchio regime dei minimi per capire di cosa parliamo.

La sostanziale differenza rispetto a prima è che fino al 2015 chi poteva entrava nel regime dei minimi dai requisiti molto rigidi in merito a limite di età e ricavi a 30.000 euro, nel 2016 invece tutti possono entrare nel regime agevolato autonomi a patto che non vengano superati i limiti dei ricavi, che a seconda dell’attività svolta variano dai 30.000 euro ai 50.000 euro.

Chi entra nel regime forfettario è escluso da IVA, IRAP, studi di settore e parametri; il suo Reddito è assoggettato a imposta sostitutiva del 15%. Il Reddito imponibile forfettario si calcola applicando sul totale dei ricavi/compensi i coefficienti di redditività diversi a seconda del codice ATECO che di fatto riducono la misura della base imponibile sulla quale calcolare il 15%. Si è inoltre esonerati dalla ritenuta d’acconto; si permane nel regime fin tanto che sussistono i requisiti, per cui la durata del regime è senza limiti di tempo.

Coefficiente di redditività regime forfettario: cos’è e a cosa serve?

Il coefficiente di redditività regime forfettario che si applica al reddito dei nuovi minimi, ossia, per i contribuenti che rientrano nel nuovo regime forfetario, è una percentuale variabile dal 40 all’86% a seconda del tipo di attività svolta, che si applica al reddito imponibile, sul quale poi calcolare l’imposta sostitutiva del 15 per cento.

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